Piatti tipici della Cucina Laertina – ‘U Marrẹ / Il Marro

‘U Marrẹ / Breve Storia 

Il Marro è un antico piatto, piuttosto elaborato, che non trova eguali fuori della Puglia. È tipico della Murgia e proviene anch’esso dai pastori dell‟Arcadia (Grecia). È un grosso involtino (come un arrosto) ottenuto con le interiora (frattaglie) d‟agnello: fegato, cuore, milza, polmone, rognoncini, animelle ecc. tagliati a pezzetti e conditi con prezzemolo, formaggio, sale e aglio, racchiusi poi nella reticella (o zeppa) e legati con le budella dello stesso animale.


Il Marro, nella tradizione culinaria laertina e dintorni, si preparava proprio i questo periodo di maggio per le ricorrenze festive mariane.


‘U Marrẹ / Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg. Interiora (o frattaglie) di agnello
  • 1 Reticella (o zeppa) larga
  • Budelle
  • 150gr. Formaggio pecorino grattugiato
  • 2 spicchi d‟Aglio
  • Prezzemolo e sale q. b.
  • Peperoncino

‘U Marrẹ / Preparazione

  1. Lavate bene con acqua corrente tutte le interiora (frattaglie) dell‟agnello e riducetele in striscioline, incidendo su di esse delle tacche regolari con il coltello, senza romperle.

  2. Tritate aglio, prezzemolo e peperoncino, con aggiunta di pecorino grattugiato e sale, quanto basta, e mescolate tutto fino a ottenere un amalgama uniforme.

  3. Disponete il preparato nella zeppa e avvolgetelo come un grosso salame; quindi legatelo stretto con più giri di budella intorno, infilatelo a uno spiedo e cucinatelo o in un forno a legna o sulla brace. 

 

‘U Marrẹ o furnẹ / Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg. Interiora di Agnello (frattaglie)
  • 1 Reticella (o zeppa) larga
  • Budelle
  • 500 gr. di Patate
  • 500 gr. di Funghi cardoncelli
  • 250 gr. di Lampascioni (cipolle selvatiche)
  • 150gr. Formaggio pecorino grattugiato
  • 2 spicchi d‟Aglio
  • Prezzemolo e sale q. b.
  • Peperoncino

 

‘U Marrẹ o furnẹ / Preparazione

  1. Dopo aver preparato il Marro (come da ricetta nella pagina precedente), pelate le patate e i lampascioni, pulite bene i funghi (senza lavarli) e affettate tutto a spicchi d’arancia.
  2. Mescolate tutti gli ingredienti e disponeteli in una terrina, adagiandovi sopra il marro, e mettetela nel forno a fiamma moderata.
  3. Abbiate cura, di tanto in tanto, di girare soltanto il Marro fino a quando non raggiunge una perfetta doratura: segno che anche tutto il resto è pronto da servire in tavola.

 

‘U Marrẹ / Aneddoto

C’è una piccola leggenda laertina di fine ‘800 secondo cui un uomo, gran bevitore, il quale il 21 di maggio (giorno dopo i grandi festeggiamenti in onore della Madonna Mater Domini, patrona di Laterza) si reca a ritirare dal forno pubblico (dove si cuoceva il pane) una grossa teglia di Marro con le patate – preparata la sera prima da sua moglie e da se medesimo – che sarebbe stato il pranzo per l’intera famiglia che lo aspettava con l’acquolina in bocca.

Il nostro beone, invece di tornare a casa con la teglia del marro, pensò “bene” di andarsene alla sua cantina, dove mangiò buona parte del pasto, destinato ai suoi otto figli e alla moglie, e diede fondo netto a un orcio contenente ben dieci litri di vino primitivo.

Lo ritrovarono a tarda sera, disteso sul pavimento della sua cantina, ronfava rumorosamente con il volto paonazzo ma con un’espressione pacifica e goduriosa, mentre l’intera famiglia era rimasta digiuna e furibonda.

 

– Nunzio Tria –

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!

PASSEGGIATA IN GRAVINA 2018

Quando ci capita di avere sottomano o solamente colpire con lo sguardo vicino a noi un oggetto che abbiamo veramente desiderato e che finalmente siamo riusciti ad ottenere, ci capita di essere in qualche modo soddisfatti come fosse la prima volta. Con i luoghi, queste sensazioni sono raddoppiate, se non triplicate, specialmente se si tratta delle località del cuore, legate alla nostra gioventù, a un ricordo particolare o anche solo alla propria appartenenza a un territorio.


Non possiamo fare a meno di guardarli, riguardarli e stupirci, sino a divenire portavoce della loro bellezza.


Ed è anche per questo motivo che ormai da anni, ogni primo maggio, centinaia di persone si radunano presso l’Oasi Lipu di Laterza per ammirare ancora una volta lo splendido scenario naturale della gravina.

Un tortuoso ed enorme canyon, tra i più grandi d’Europa, che non si stanca mai di osservare con stupore, nonostante lo si abbia visto innumerevoli volte. Proprio come le decine di veterani esploratori dei meandri del sentiero principale dell’Oasi del versante occidentale della provincia ionica. Un appuntamento che si rinnova e ingrandisce ogni anno, nonchè attrattore turistico di persone provenienti, come per l’edizione 2018, dalle vicine città di Ginosa, Castellaneta, Matera e Molfetta.


Per gli affezionati, un’occasione per riscoprire l’antichissimo paesaggio rupestre, e per i neofiti, di essere inondati dalle emozioni che solo un itinerario del genere è in grado di offrire.


Accoglienza: altra parola chiave della passeggiata in gravina del 1° maggio, incarnata da uno dei tre promotori dell’evento. Stiamo parlando di Giovanni Matera, leader della Matera Arredamenti, azienda che vanta ben 40 anni di attività a Laterza, che accoglie alle prime ore del mattino i visitatori presso la sede di Selva San Vito per una ricca colazione a base di prodotti da forno tipici laertini.

E dopo il pieno di calorie, ci si dirige verso la vicina Oasi Lipu per l’organizzazione dei gruppi, dove ad attendere tutti ci sono le esperte guide LIPU Vittorio Giacoia, Giacomo Magistro e Manuèl Marra. Con una lunghezza di 12 km, una profondità massima di 200 metri e una larghezza di 500 metri, la gravina di Laterza costituisce un ambiente naturale ricchissimo di biodiversità, rifugio di volatili rari come il capovaccaio, che periodicamente torna a nidificare, cicogne nere, nibbi reali e falchi, senza dimenticare volpi, tassi e cinghiali. Il suo andamento sinuoso, inoltre, regala sempre scorci nuovi e variegati, capace di riempire occhi e cuore.

E dopo una manciata di chilometri a piedi, ci si riunisce nuovamente presso la sede estiva Verdano Soccer, presieduta dal terzo promotore dell passeggiata, Angelo Verdano, per una degustazione della rinomata carne al fornello laertina. Salsicciotti e saltimbocca, tutti cotti al momento e mangiati ancora sfrigolanti. Una autentica goduria dopo una scarpinata sotto il finalmente caldo sole di inizio maggio, oltre che un’esperienza gastronomica nuova per i forestieri che non hanno mai avuto modo di assaggiare simili prelibatezze.


Ancora una volta marketing territoriale, promozione del territorio e divertimento si sono fusi per dare vita a un evento unico quanto atteso rigorosamente made in Puglia.


 

– Miki Marchionna –

L’IMPORTANZA DEL PROPRIO PRESENTE

Ore 7,30. Una nuova giornata in un polveroso e grigio ufficio di smistamento posta dell’hinterland milanese sta per iniziare. Intorno a me, facce assonnate di colleghi intenti a prelevare e ordinare la corrispondenza della rispettiva zona. Il cielo plumbeo a stento visibile e traducibile attraverso le grandi vetrate superiori del capannone, non fa presagire nulla di buono. Si prevede pioggia.

Un disagio in più che va a sommarsi ai numerosi altri di questo lavoro di portalettere. Un lavoro inizialmente agognato, perchè si sa, di questi tempi avere un’occupazione è fondamentale, ma che dopo qualche mese ti apre gli occhi sulla sua realtà, ben diversa da quella immaginata.

E così, mentre il ticchettio delle prime gocce di pioggia si fa fragoroso grazie all’eco dell’enorme stanzone, ti ritrovi a pensare come tu sia finito proprio lì, a fare qualcosa che non riesce a strapparti la minima soddisfazione. Nemmeno quando percepisci lo stipendio a fine mese. I soldi non fanno la felicità, dicono, ma è pur vero che in qualche modo bisogna tirare a campare. Tuttavia, il triste e insoddisfacente presente che sto vivendo, vale davvero così poco dinanzi a una “retribuzione sicura’’?

Mai come in questo momento della mia vita mi sembra non solo di stare gettando via del tempo con un lavoro che non mi aggrada, ma persino che non stia dando valore a me stesso e alla mia vita. Pensieri inizialmente timidi, che adesso rimbombano nella mia testa in modo ossessivo.

Cosa sto facendo? Come mi sono ridotto a investire le mie giornate in qualcosa che oramai odio? Sarà forse una vendetta del karma, dato che ho messo da parte il mio difficile sogno per far spazio a quel che offriva il convento? Un dilemma più che mai attuale in Italia: accontentarsi di un impiego che capita come fosse una manna dal cielo, reinfilando almeno per metà il proprio sogno nel famoso cassetto.

Ed è in questi momenti che rimpiango il mio vecchio lavoro, che costituisce ancora la mia passione, ovvero scrivere. Un’occupazione troppo spesso saltuaria e malpagata, vero, ma che ho sempre svolto piacevolmente, che è riuscita a regalarmi più di una soddisfazione e un sorriso. Allora perchè l’ho messa da parte?

Ho sbagliato a farlo? Il punto interrogativo, in questo caso, forse nemmeno ci starebbe.

Oppure, vuoi vedere che queste domande, queste sensazioni, questo flusso di coscienza siano in realtà un segnale forte e chiaro che la vita mi sta mandando? In mezzo alla nebbia delle mie considerazioni, balena una luce: ritornare nuovamente a quel bivio e rimanere sulla corsia più lunga percorsa finora, ma stavolta avendo il coraggio e il rinnovato entusiasmo di proseguirla.

Magari il cosiddetto trampolino di lancio (o sarebbe meglio denominarlo “di rilancio’’) me lo stanno offrendo queste riflessioni e questo attuale lavoro mal accettato.

Basta domande.

Ora è tempo di vivere il presente e il proprio sogno.

Piatti tipici della Cucina Laertina – Feve bianghe e Ciucuaredde / Fave bianche e Cicorielle

Feve bianghe e Ciucuaredde / Breve Storia 

Questo è un piatto antichissimo, di origine greca, di cui già nel V secolo a. C., Aristofane, drammaturgo ateniese, nella sua opera letteraria ”Le Rane”, narrava del divino Ercole il quale, dopo un lauto pasto a base di fave bianche e cicorielle, possedette diecimila vergini.

Benché fosse un cibo molto gustoso e “afrodisiaco”, non era tanto apprezzato dai nostri nonni poiché, in realtà, era un piatto povero e comune nella loro alimentazione. Oggi, invece, è una pietanza ricercatissima anche nei ristoranti stellati.

Feve bianghe e Ciucuaredde / Ingredienti per 4 persone

  • 400 gr. di Fave bianche secche 
  • 300 gr. di Cicorielle campestri 
  • 50 gr. d’Olio d’oliva
  • Sale q.b. 

Feve bianghe e Ciucuaredde / Preparazione

 

  1. Mettete le fave bianche secche in un contenitore d’acqua e lasciatele in ammollo per una notte intera.

  2. La mattina seguente scolate le fave e mettetele in una pentola, sommerse da nuova acqua, almeno per due dita in più del loro livello; aggiungeteci una patata tagliata a dadini e avviate il fuoco a fiamma alta.

  3. Lasciate raggiungere l’ebollizione e schiumate spesso con un cucchiaio, aggiungendovi sale quanto basta; quindi fate proseguire la cottura a fuoco lento per un’ora, continuando a rimestare con un cucchiaio di legno fino a ridurre le fave in una morbida purea (per fare prima potete anche usare il passalegumi).

  4. Nel frattempo avete nettato e lavato più volte le cicorielle (possibilmente selvatiche), le avete messe a bollire in acqua salata per alcuni minuti e le avete scolate. Adesso disponete nei piatti la purea di fave e le cicorielle e condite il tutto con olio extravergine d’oliva a filo.

 

– Nunzio Tria –

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!

Piatti tipici della Cucina Laertina – ‘A Scarceddẹ / La Scarcella

‘A Scarceddẹ / Breve Storia 

La Scarcella è uno di quei dolci la cui tradizione è talmente radicata nella cultura locale pugliese da essere quasi impossibile ricostruirne la storia e datarne con precisione le origini. È un dolce amato dai bambini perché può assumere svariate forme, secondo cosa suggerisce la fantasia di chi lo prepara: un cestino, una ciambella, un cuore, una pecora, una bambolina o una colomba, simbolo pasquale per eccellenza. A lungo questi dolci di frolla hanno rappresentato il dono pasquale per eccellenza delle donne per i propri compagni per ringraziarli delle Palme benedette.


Come molte ricette del periodo pasquale, anche quella delle Scarcelle è diffusa in tutta la Regione con diverse varianti.


 

‘A Scarceddẹ / Ingredienti per l’impasto

  • 300 gr. di farina
  • Un uovo
  • 90 gr. di zucchero
  • 60 gr. di latte
  • 60 gr. di olio extravergine di oliva
  • Mezza bustina di lievito vanigliato per dolci
  • Un pizzico di ammoniaca per uso alimentare
  • Un pizzico di sale
  • La scorza grattugiata di mezzo limone

‘A Scarceddẹ / Ingredienti per la guarnizione

  • 100 gr. di zucchero a velo
  • mezzo albume
  • 5 gocce di succo di lime
  • un uovo con il guscio
  • codette di zucchero canditi

 

‘A Scarceddẹ / Preparazione

 

  1. Sistemate gli ingredienti dell’impasto in un tavoliere: la farina e il lievito setacciati a fontana, aggiungete lo zucchero e la scorza di limone e, al centro, rompete l’uovo e sbattetelo, con l’aiuto di una forchetta, assieme all’olio e al latte tiepido.
  2. Cominciate a impastare delicatamente e lavorate la frolla con le mani per una decina di minuti, fino a che il composto non divenga ben omogeneo.
  3. Dividete l’impasto in due o tre parti con le quali ricaverete altrettanti cilindri che intreccerete l’uno con l’altro e chiuderete creando una ciambella.
  4. Incastonate l’uovo con tutto il guscio nella pasta, esercitando una delicata pressione e fermatelo con pezzetti di impasto disposti a croce, in modo da creare una sorta di gabbietta. Infornate a 180° gradi per 45-60 minuti, sino a che il dolce non sarà ben cotto e dorato in superficie.
  5. Preparate la glassa montando lievemente l’albume, aggiungendo le gocce di limone e, gradualmente, lo zucchero a velo continuando a lavorare il composto con le fruste fino a che non diventi fluido e senza grumi.
  6. Versatelo delicatamente sulle Scarcelle già raffreddate, senza coprire l’uovo e, prima che si rapprenda, guarnirete con le codette di zucchero colorate e i canditi.

 

– Nunzio Tria –

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!

Ultra Violet, colore dell’anno: Astenersi scaramantici

Dopo essere stato bistrattato è arrivato finalmente il suo momento. Il 2018 inaugura l’era del colore viola che tingerà con le sue gradazioni accese, vibranti e intense, capi e accessori delle collezioni della prossima primavera.


“Una sfumatura di viola intensamente provocatoria e riflessiva che comunica originalità, ingenuità e un pensiero visionario in grado di proiettarci nel futuro” è la definizione del Pantone Color Institute


L’istituto Pantone, la maggiore autorità mondiale in materia di colore, elegge il viola nuance must del 2018. Non una sfumatura qualsiasi di viola, ma proprio il codice 18-3838, meglio noto con il nome di Ultra Violet.

L’Ultra Violet è un colore vibrante, complesso ed enigmatico, che nasce da una base blu a cui si aggiunge una punta di rosso e un sottotono pervinca. E’ un colore anticonvenzionale e trasgressivo ma anche spirituale e mistico, spesso associato alla meditazione.

L’uso dell’Ultra Violet non interesserà solo le passerelle di moda, ma entrerà anche negli ambienti domestici.
Il colore potrà caratterizzare un’intera parete o essere dosato per i complementi d’arredo. Tra i designer più affermati c’è chi ha usato l’Ultra Violet per la progettazione di porte, sedie, lampade e comodini.

Come abbinare l’Ultra Violet?

Trattandosi di un viola che è quasi un blu, lo si può abbinare a colori tenui ma caldi come champagne e rosa antico creando un ambiente che regala sensazioni di comfort e calma. 

Al contrario, l’Ultra Violet, se accostato a nuances in contrasto come rosa geranio, rosso rubino, giallo senape e carta da zucchero crea un ambiente esuberante che dona buon umore.

La sedia Gamma permette di aggiungere un tocco anticonvenzionale alla propria casa abbinando il viola ad altri colori in grado di mettersi in risalto a vicenda. Prevista con seduta in vari colori, la sedia vanta un basamento a traliccio in metallo che esalta le cromie.

Abbinamento differente sarà quello con l’oro e il tortora che smorzeranno la tonalità audace dell’Ultra Violet conferendo fascino ed eleganza senza tempo. Ad esempio un divano Ultra Violet potrebbe essere abbinato al tavolino Haik di Pianca in materiale ceramico disponibile in finitura oro ottenendo un’atmosfera molto ricercata.

Tavolino Haik (Pianca)


Per rompere lo schema creato dalle altre pareti della casa, si potrebbe utilizzare l’Ultra Violet come focus per la creazione di un’accent wall


Lo scopo è generare una parete dal design differente dalle altre caratterizzate da un singolo tono piatto o usarla per incorniciare elementi d’arredo come divani in pelle, sofà imbottiti in velluto o dalle fantasie vegetali, specchi o dipinti con cornici dorate dall’aria retrò.

Un’accent wall Ultra Violet riuscirebbe a fare da sfondo ed esaltare un divano come Metropolis di Doimo Salotti, in pelle e dalla linea morbida e contemporanea, pensato per entrare da protagonista nella zona living della casa.

Divano Metropolis (Doimo Salotti)

Usare l’Ultra Violet è una scelta audace e capace di adattarsi sia ad ambienti tradizionali che spazi contemporanei. Come i suoi esperti dicono è un colore che “induce alla meditazione da praticare sempre più spesso nella frenesia della quotidianità moderna».

– Arch. Alessandra Marsico per Matera Arredamenti –

 

Siete interessati a questo prodotto o a soluzioni analoghe?

Potete richiedere informazioni direttamente alla Matera Arredamenti! Basterà chiamare lo 099 82116774 o scriverci all’indirizzo di posta info@materarredamenti.it! Potrete inoltre seguirci sulla nostra pagina Facebook!
Troveremo la soluzione di arredo più idonea alle vostre esigenze!

Vi ricordiamo che Matera Arredamenti é un rivenditore autorizzato dei marchi sopra citati. Venite a scoprire soluzioni come quelle proposte in questo articolo o similari presso il nostro show-room a Laterza.
E ricordate, tanti altri prodotti anche sul nostro shop on-line!

Piatti tipici della Cucina Laertina – I Puercjiddẹ co‟ cuettẹ / I Porcellini con il Vincotto

I Puercjiddẹ co‟ cuettẹ / Breve Storia 

Di questi simpatici e croccanti dolcetti somiglianti vagamente ai porcellini, da cui prendono il nome, non si hanno precise informazioni sulla loro origine, se non la notizia della loro prima apparizione sulle tavole della povera gente del sud risalga ai primi anni del „600.


Da noi è ormai uso consolidato che i Puercjiddẹ siano abbinati alle Cartellate, come dolce natalizio, (infatti, sono ricavati dalla loro pasta di risulta), mentre in realtà sono dolci di carnevale che hanno una loro specifica ricetta in appresso descritta.


 

I Puercjiddẹ co‟ cuettẹ / Ingredienti per 6 persone

  • 1 kg. di Farina bianca

  • 1 cubetto di Lievito di birra

  • 200 gr. d’Olio d’oliva

  • 1 cucchiaio e mezzo di Zucchero

  • 1 cucchiaio di Sale

  • Acqua tiepida

  • Un pizzico di Cannella

 

I Puercjiddẹ co‟ cuettẹ / Preparazione 

  1. Mettete a sfumare l‟olio in un tegame, immergendovi dentro un pezzo di pane inumidito d‟acqua.
  2. Disponete su una spianatoia, di legno o marmo, la farina a monticello nella cui sommità centrale, scaverete con le dita un piccolo cratere nel quale verserete il lievito, l‟olio sfumato, il sale e lo zucchero.
  3. Impastate il tutto energicamente, aggiungendovi di tanto in tanto dell‟acqua tiepida, fino a ottenere un unico e sodo amalgama, da cui ricaverete tanti piccoli pezzi a forma di gnocchi che trasformerete in Puercjiddẹ, semplicemente ruotandoli a uno a uno su una grattugia o marcandoli leggermente con le punte di una forchetta.
  4. Coprite quindi i Puercjiddẹ con dei canovacci asciutti e lasciateli lievitare per un paio d‟ore in un luogo caldo.
  5. Al termine della lievitazione, immergere teli in abbondante olio bollente, lasciandoli friggere al punto da renderli ben dorati e croccanti; quindi estraeteli con un mestolo forato, in modo da sgocciolarne di sopra l‟olio in eccesso e posateli su della carta assorbente alimentare.
  6. Non appena saranno raffreddati, sistemateli poi in una grossa pirofila e aspergeteli con abbondante Vincotto* (o miele con aggiunta di un pizzico di cannella).

 

Il *Vincotto di fichi, nettare della Puglia, è una “conserva casalinga” tipica pugliese che viene utilizzata soprattutto per la preparazione di alcuni dolci tipici locali, natalizi, carnevaleschi e pasquali, come le cartellate, le pettole dolci, i puercjiddẹ, le paste di mandorla ecc…

– Nunzio Tria –

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!

Prova costume: consigli per l’estate!

Prova costume: Bikini, costume intero o addirittura pareo… cosa riusciremo a indossare la prossima estate?

Siamo ancora in inverno, un freddo inverno a dire il vero.

Ma chi non sta già pensando alle vacanze, al mare, al sole che ci abbronza…Con l’aumento delle temperature, però, dovremo necessariamente svestirci: siamo davvero certi di arrivare alla fatidica prova costume in perfetta forma?

Ebbene sì, fra un mesetto circa inizieremo a vedere palestre che si riempiono e persone che fanno diete più o meno improvvisate, fatte quasi sempre di digiuni e privazioni, nel tentativo di ritrovare la forma perduta durante i mesi precedenti.

Tutto ciò, in realtà, è sbagliato perché nella maggior parte dei casi non porta al risultato tanto sperato; e ci si ritroverà, nella migliore delle ipotesi, a vedere l’ago della bilancia che segnerà un peso inferiore, ma la taglia del nostro costume che rimarrà sempre uguale.

Come ulteriore conseguenza si ricomincerà a mangiare senza alcun limite rimandando la dieta a dopo le vacanze.


Come mai, però, non si riesce a dimagrire in modo corretto riducendo la quantità di cibo…E come fare a migliorare la propria forma fisica per una prova costume da favola…


Innanzitutto bisogna capire che le diete “fai da te” non fanno assolutamente bene all’organismo e che bisogna rivolgersi a persone competenti.

In secondo luogo è importante comprendere che il nostro corpo è formato da massa muscolare, massa grassa, ossa e acqua.Di conseguenza non è importante perdere il peso, bensì la massa grassa in eccesso. Contemporaneamente è fondamentale incrementare la massa muscolare e l’acqua in modo da essere tonici e ben idratati.
Il solo diminuire le quantità di cibo, generalmente, ci fa perdere peso ma, oltre a una minima quantità di massa grassa, ci fa perdere anche massa muscolare.

Anche saltare i pasti è sbagliato e, anzi, ci espone ad un maggior rischio di obesità in quanto rallenta il metabolismo.
L’ideale sarebbe fare cinque pasti al giorno, sani ed equilibrati: colazione, spuntino a metà mattina, pranzo, merenda a metà pomeriggio e cena.

Ogni pasto dovrebbe avere il giusto apporto di nutrienti e, cosa fondamentale, la giusta quantità di proteine, preferibilmente vegetali (ricavate dai legumi per intenderci), che garantiscono tonicità ai nostri muscoli; il tutto accompagnato da un corretto apporto di acqua e da una moderata attività fisica.

Il risultato? Una prova costume invidiabile… Provare per credere!!!

Per approfondire questo argomento invito tutti i lettori a lasciare un commento, a contattarmi al numero 320 750 90 52 o a visitare la mia pagina facebook Elvira Grilletti – Membro Indipendente Herbalife.

Elvira Grilletti – Membro Indipendente Herbalife per Matera Arredamenti

Piatti tipici della Cucina Laertina – Recchijẹteddẹ che cimẹ dẹ rẹpẹ / Orecchiette con le cime di rapa

Recchijẹteddẹ che cimẹ dẹ rẹpẹ / Breve Storia 

Sulle orecchiette vi sono diverse scuole di pensiero, c’è chi vuole che siano nate nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo; chi invece le vuole originarie della Provenza, dove nel Medioevo si produceva una pasta secca (crosets) che nella forma richiama un po’ l’orecchietta, che poi sarebbe stata portata nel Barese dagli Angioini verso il XIII secolo. Altri sostengono, fantasiosamente, che la loro forma richiami i tipici tetti dei Trulli della Valle D’Itria.


Risalire alle origini di un’usanza o di un piatto, è spesso cosa difficile. Certo è che le orecchiette hanno trovato in Puglia il territorio giusto per radicarsi negli usi e nella gastronomia, tanto da diventarne una delle pietanze principali.


 

Le orecchiette con le cime di rapa sono un piatto della tradizione contadina, semplice ma con un gusto unico che nasce dall’unione di sapori decisi i quali variano da paese a paese e anche da famiglia a famiglia: c’è chi usa mettere i cavatelli o le pennette, al posto delle orecchiette; chi mette l’aglio al posto della cipolla o vi aggiunge del pangrattato ecc.

– Nunzio Tria –

 

Recchijẹteddẹ che cimẹ dẹ rẹpẹ / Ingredienti per 4 persone

  • 600 gr. di Orecchiette (fatte in casa)

  • 600 gr. di Cime di rapa

  • 100 gr. di Cipolle lunghe (spunzèle)

  • 3 Alici sotto sale

  • 2 Peperoncini piccanti

  • Olio d’oliva

  • Sale

 

Recchijẹteddẹ che cimẹ dẹ rẹpẹ / Preparazione 

  1. Mondate e sciacquate bene le cime di rapa
  2. In una pentola di media grandezza, fate bollire abbondante acqua non troppo salata e mettete a lessare le rape
  3. Dopo due/tre minuti, calate anche le orecchiette.
  4. Prendete un tegame e fate rosolare nell’olio la cipolla affettata e i peperoncini spezzettati
  5. Aggiungeteci le alici lavate e diliscate
  6. Appena le orecchiette e le rape avranno raggiunto la giusta cottura, scolate il tutto versandovi sopra il soffritto bollente
  7. Mescolate bene e impiattate.

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!

Tessuti in Architettura: Sensazioni Tattili

Tessuti e sensazioni tattili: come i materiali generano in noi delle sensazioni attraverso il contatto fisico. Materiali caldi e soffici, ad esempio, producono sensazioni di protezione e sostegno che spostano la percezione dal settore tattile all’emotivo.

Il freddo di questi giorni mi porta a riflettere sul benessere che regala una morbida e avvolgente sciarpa. Il tessuto ha la capacità di infondere calore. Calore in senso fisico e soprattutto psicologico.

La percezione risente di molteplici fattori. Le sensazioni indotte dipendono non solo all’oggettività del materiale, ma anche all’insieme delle esperienze soggettive fatte. La memoria personale, sia visiva, che olfattiva, uditiva, tattile ed emozionale diventa un ulteriore mezzo di valutazione.


I tessuti hanno forti potenzialità evocative, oltre alle eccellenti caratteristiche tecniche e alle molteplici versatilità che si generano dalle scelte estetiche.


Dagli esterni dei teli serigrafati per i ponteggi, agli interni dei pesanti tappeti, delle sottili tende e delle tappezzerie che definiscono i dettagli più minuti dell’home decor; il tessile si piega alle esigenze più disparate.

Il bello dei tessuti è l’estrema personalizzazione che offrono. Hanno la capacità di donare carattere in ambienti molto neutri. Mi riferisco ai cuscini di un divano o alle sedie imbottite in tessuti dalle tonalità accese o dalle fantasie stravaganti. Non solo, penso anche ai tappeti. Pesanti, a motivi geometrici, iper colorati, vintage, provenienti da paesi lontani e dunque ricordo di viaggi. E perché no anche alle tende, dal velluto al lino, dalle più classiche ed eleganti a quelle dal design più eccentrico.


Fortemente legato al concetto di sinestesia, il contatto con un materiale può regalarci diverse sfumature emotive. Infatti i cinque sensi non agiscono in maniera separata, nonostante la loro autonomia.


Una mostra visitata a Milano di qualche mese fa ha aperto i miei orizzonti. Ambienti/Environments di Lucio Fontana. L’indagine che l’artista aveva condotto superava i limiti del visivo e si confondeva nella complessità della percezione regalando esperienze sensoriali uniche.

Lo studio dell’artista aveva come focus la luce. Con l’illuminazione al neon, elemento innovativo negli anni ’50, Fontana mirava a modificare la percezione dello spazio e creare ambienti in grado di evocare sensazioni differenti nello spettatore.

“Ambiente spaziale con neon” era una stanza dall’aspetto essenziale e minimale rivestita di tessuto rosa-ciclamino e illuminata da un unico neon dall’andamento curvilineo sospeso al soffitto. Attraverso l’impiego di materiali tessili colorati per rivestire le pareti e il soffitto, Fontana intendeva attribuire alla luce anche una connotazione tattile.


Sulla visione influiscono le caratteristiche della materia (forme e texture), la natura dell’illuminazione e le qualità dell’individuo.


L’arredamento di interni dovrebbe essere pensato sicuramente in funzione dell’utilizzo, ma anche valutando il tipo di illuminazione cui sarà sottoposto, le posizioni spaziali dalle quali sarà osservato e i requisiti del fruitore finale. Un buon progetto considera la natura interattiva della visione e i fattori soggettivi della percezione.

In ambienti minimali che possono apparire asettici è importante inserire elementi di arredo con la capacità di infondere calore soprattutto in termini psicologici. Nella scelta del design, della texture, del colore o unione di più colori, l’arredatore avrà il compito di tenere conto dei colori esistenti, dello stile della casa, dell’importanza che ogni elemento necessita al suo interno e delle caratteristiche del cliente.

In queste contaminazioni percettive-emotive tra sensazioni fisiche e potenzialità evocative del prodotto, si fanno strada nuovi modi di concepire l’arredamento che integrano materiali del tutto nuovi al contesto edilizio oppure materiali tradizionali come il tessuto usati in veste non convenzionale.

Nell’Armadio Apta di Rossetto Design il tessuto chiude il volume dell’armadio facendo perdere la percezione delle ante.

Armadio Apta (Rossetti Design)

Il sistema DiNotte prevede, tra le varie finiture, ante a battente in tessuto Nabuk ecrù e profili bruniti. Modularità, colore, contrasto e mimesi sono i codici genetici di questo armadio attuale ma dall’animo retrò.

Il prodotto è brevettato per camere e camerette di design, ma può essere declinato a seconda dell’ambiente nel quale è inserito.

La presenza del tessuto fa sì che sembri un contenitore magico, dove la superficie indefinita dà a chi la guarda un senso di straniamento e intrigo.

– Arch. Alessandra Marsico per Matera Arredamenti –

 

Siete interessati a questo prodotto o a soluzioni analoghe?

Potete richiedere informazioni direttamente alla Matera Arredamenti! Basterà chiamare lo 099 82116774 o scriverci all’indirizzo di posta info@materarredamenti.it! Potrete inoltre seguirci sulla nostra pagina Facebook!
Troveremo la soluzione di arredo più idonea alle vostre esigenze!

Vi ricordiamo che Matera Arredamenti é un rivenditore autorizzato dei marchi sopra citati. Venite a scoprire soluzioni come quella proposta in questo articolo o similari presso il nostro show-room a Laterza. E ricordate, tanti altri prodotti anche sul nostro shop on-line www.materarredamenti.com!