Evergreen del design: Lampada Arco

Come ho scritto nel precedente articolo, ci sono pezzi di arredo che vivono al di fuori del tempo e sono per questo dei classici costantemente attuali, sempre più imitati e desiderati.

Questa volta l’interesse cade su un oggetto di arredo la cui bellezza resta immutata anche al variare delle mode, un oggetto che può rientrare a pieno titolo nella classifica degli evergreen del design.
Parlo di uno degli oggetti di disegno industriale più imitati e copiati in tutto il mondo: la celeberrima lampada Arco disegnata dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni per l’azienda Flos.


Arco è un progetto nato dalla matita di due italiani che confermano il primato dell’Italia nell’ambito del design


Questo pezzo di storia del design nasce nel 1962 dall’ingegno dei fratelli Castiglioni con la necessità di proiettare luce su un punto di interesse e allo stesso tempo non essere vincolati dalla posizione del lampadario, ovvero non rinunciare alla possibilità di spostare il punto luce e poterci girare intorno.

La classica illuminazione a sospensione avrebbe comportato un impianto fisso, mentre le consuete piantane non avrebbero lasciato libero lo spazio sotto il diffusore. La lampada Arco ha dello spazio vuoto sotto di sé proprio come un lampadario però non è fissa e può essere trasportata da un luogo all’altro.


La genialità dei Castiglioni è stata quella di creare un ibrido tra le lampade da terra e da soffitto che, pur restando poggiato sul pavimento, è contemporaneamente sospeso sul tavolo


Il valore del loro progetto è testimoniato dal fatto che è stato tra i primi oggetti di industrial design a cui è stata riconosciuta la tutela del diritto d’autore al pari di un’opera d’arte.

Che non sia un apparecchio per l’illuminazione come tutti gli altri lo si intuisce subito dalla cura di ogni suo dettaglio: pur avendo una linea estremamente minimale, non manca nulla e nulla è superfluo.
Ciò che ha decretato il successo di questa creazione fino a renderla un classico senza tempo è una combinazione di forma, qualità e comodità.


Le forme organiche e armoniose rispondono alle logiche dell’utilizzo e determinano quindi la sua versatilità e adattabilità ad ogni ambiente, dal classico al minimalista


La qualità dei materiali è una parte del progetto non trascurabile. La lampada è composta da una base in marmo di Carrara, un gambo in acciaio inox e un diffusore in alluminio lucidato.

Tuttavia, come lo stesso Achille Castiglioni dichiarò, l’uso del marmo non voleva essere un simbolo di lusso, ma una scelta puramente funzionale. Infatti, la base pesa ben 65 chilogrammi ed è necessaria per dare alla piantana la giusta stabilità. Il contrappeso era necessario, ma perché la scelta del marmo? Ad un iniziale blocco di cemento preferirono il marmo perché a parità di peso comporta un minore ingombro.


Nella lampada Arco nulla è semplicemente decorativo


Così come l’uso del marmo della base, estremamente elegante e raffinato, non è dettato semplicemente da finalità estetiche, così anche altri dettagli nascondono ragioni funzionali.

Il foro nella base in marmo non è un dettaglio estetico dal gusto estroso ma serve per agevolare la movimentazione della lampada da un luogo all’altro, mentre gli spigoli smussati della base oltre ad essere eleganti hanno anche la funzione di non urtarci.


Nonostante gli oltre 50 anni trascorsi dalla sua ideazione, questo capolavoro dell’illuminazione continua a mantenere una straordinaria freschezza e modernità di linee


Piace a grandi e piccini, i primi sono attratti dall’eleganza delle linee e dal fascino senza tempo, i secondi invece si perdono ad ammirare il riflesso distorto della propria faccia nel paralume.

La curva armoniosa del suo gambo telescopico in acciaio inox riesce a descrivere uno spazio di grande intensità all’interno della stanza in cui è collocato. La luce a diffusione inferiore permette di creare un’atmosfera di grande intimità ed è ideale per delimitare angoli per il relax.


Il successo della lampada Arco è confermato dal fatto che fa parte della collezione permanente del museo della Triennale di Milano e del MoMa di New York


La lampada inventata dai fratelli Castiglioni è la prima con il caratteristico braccio ad arco a cui ne sono seguite altre di diversi designer che ne hanno studiato le caratteristiche.

Matera Arredamenti propone Midday Arc, una lampada prodotta da Cattelan Italia. Questa lampada da terra ha la struttura ad arco in acciaio inox satinato e la base in marmo bianco di Carrara o nero Marquina.

Lampada Midday Arc (Cattelan Italia)

La lampada, leggera e armoniosa, è adattabile ad ogni contesto abitativo e costituisce un compromesso tra il design, la qualità e il prezzo accessibile.

– Arch. Alessandra Marsico per Matera Arredamenti –

 

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Le piante amiche della circolazione venosa

Per molti l’estate è la stagione del riposo e delle vacanze ma per molti altri è anche sinonimo di gonfiore, ritenzione idrica, crampi e dolori agli arti inferiori. Questi effetti possono essere causati da un’insufficienza venosa acuta, ovvero da una dilatazione transitoria delle vene dovuta all’aumento di temperatura. Purtroppo esistono anche condizioni patologiche croniche del distretto venoso nelle quali i sintomi possono esacerbare fino alla comparsa di ulcere e vene varicose. Se la circolazione venosa non funziona come dovrebbe, il normale ritorno del sangue dalle zone periferiche del corpo al cuore risulta difficoltoso. Il flusso sanguigno infatti, invece di scorrere, tende a rallentare e a ristagnare all’interno delle vene. Questo fenomeno provoca localmente un aumento di pressione, che danneggia la parete del vaso sanguigno, dilatandolo e facendogli perdere la propria capacità di contenimento del sangue al suo interno. Le dilatazioni varicose o varici possano interessare diverse zone del corpo, ma sono frequenti soprattutto alle gambe, dove le vene superficiali assumono un tipico aspetto tortuoso e un colorito bluastro. L’insufficienza venosa si sviluppa per una predisposizione ereditaria, che determina una congenita debolezza della parete delle vene e può manifestarsi in presenza di situazioni specifiche, come sovrappeso, gravidanza, lavori faticosi o che obbligano a una prolungata permanenza in piedi ecc. Di preferenza si riscontra nelle donne, più tipicamente dopo i quarant’anni. I sintomi più classici e precoci dell’insufficienza venosa sono: gambe pesanti, indolenzite, gonfie e doloranti, soprattutto nelle giornate più calde, alla sera e dopo essere stati a lungo in piedi. Il peggioramento di questi disturbi può essere evitato, soprattutto se si interviene per tempo.


La fitoterapia insegna che esistono diverse piante utili a migliorare la circolazione delle gambe


Insieme ad alcuni accorgimenti generali sullo stile di vita(passeggiate quotidiane, dieta ricca di frutta e verdura, abbondante assunzione di acqua, riduzione del peso in eccesso, utilizzo di scarpe comode), la fitoterapia può infatti offrirci un aiuto, grazie alle numerose erbe ad azione flebotonica, che aiutano a ripristinare la fisiologica permeabilità e il normale tono delle vene. Nel trattamento dell’insufficienza venosa sono da sempre utilizzate in Fitoterapia piante medicinali che manifestano una azione venotonica in grado di rafforzare le pareti delle vene e ripristinarne la tonicità. Tramite una azione di stimolo sulle fibre muscolari lisce della parete venosa (azione venotonica: Ruscus aculeatus, Hamamelis v., ecc.) e tramite una azione vitaminico-P con diminuzione della permeabilità capillare e accrescimento della resistenza della parete venosa (Aesculus hippocastanum, Vitis vinifera, Melilotus officinalis, ecc.) si determina infatti un aumento del tono della parete venosa, in grado di contrastare la dilatazione venosa, e la normalizzazione della permeabilità della parete vascolare (azione antiedemigena).


Grazie a tali proprietà tali piante contribuiscono a ridurre la sensazione di pesantezza, stanchezza, e aiutano a ‘sgonfiare’ le gambe


Aesculus hippocastanum L.

E’ assolutamentericonosciuta l’efficacia dell’estratto di Ippocastano nell’alleviare i sintomi dell’insufficienza venosa nel dolore alle gambe, pesantezza, gonfiore, crampi notturni, prurito. La pianta (semi) assicura infatti una notevole proprietà vasoprotettiva, antiessudativa ed antiedemigena. Con la somministrazione giornaliera di Ippocastano è stata dimostrata, inoltre, una riduzione dell’attività degli enzimi responsabili della degradazione dei proteoglicani: viene ad essere così assicurata la coesione della parete vascolare.

Cuscus aculeatus L.

Altrettanto efficace è il Pungitopo, per via interna, nel trattamento come terapia d’appoggio per alleviare i sintomi associati alla patologia emorroidaria e per migliorare la sintomatologia funzionale legata all’insufficienza venosa. Risulta particolarmente indicato come venotonico per contrastare le turbe venose indotte dal calore (in estate, ad esempio) e per migliorare la contrattilità dei vasi linfatici periferici (aumento sistema pompaggio linfatico). È indicato particolarmente in caso di insufficienza venosa associata ad edema e cellulite.

Vitis vinifera L.

Le foglie della Vite, raccolte a fine stagione quando sono rosse, sono ricche in antociani, oligo-proantocianidine (OPC) e flavonoidi responsabili dell’azione vitaminico P-simile della pianta, attività caratterizzata da modulazione della permeabilità e resistenza capillare, stabilizzazione del collagene della parete di vasi e azione antiradicalica. Le proantocianidine manifestano anche azione antinfiammatoria. Grazie alla presenza di particolari sostanze, gli antociani, che determinano una azione benefica sulla microcircolazione, è indicata nel trattamento della fragilità capillare.

Melilotus officinalis L.

Il Meliloto (foglie e sommità fiorite) è considerato uno specifico sintomatologico dell’insufficienza veno-linfatica: deve questa proprietà alla cumarina che migliorando il microcircolo contribuisce ad aumentare l’ossigenazione tissutale e stabilizza la membrana degli eritrociti. Sperimentazioni effettuate hanno dimostrato che gli estratti di meliloto aumentano la resistenza capillare, diminuiscono la permeabilità della parete vascolare, migliorano il ritorno venoso e la circolazione linfatica e manifestano attività antinfiammatoria ed antiedemigena. Le indicazioni terapeutiche principali sono i disturbi della circolazione venosa quali emorroidi, insufficienza venosa cronica, varici e profilassi della trombosi, stasi linfatiche. Il meliloto possiede anche proprietà diuretiche (infuso al 5%).

Hydrocotile asiatica L. ( Centella asiatica )

Le parti aeree di Centella asiatica (foglie, stoloni, piccioli) trovano utile indicazione nelle patologie di natura circolatoria in quanto sono in grado di migliorare il trofismo vascolo-connettivale, ripristinando nel tempo l’equilibrio emodinamico a livello del sistema micro-vasculo-tissutale

Vaccinium Myrtillus L. (Mirtillo Nero)

La ricchezza in antociani dei frutti di Mirtillo nero ne determina la spiccata attività angioprotettrice. Gli antociani del mirtillo dimostrano, infatti, un’attività vasoprotettrice ed antiedematosa costante. Manifestano la loro attività a livello della microcircolazione, ove aumentano la resistenza e diminuiscono la permeabilità capillare (proprietà vitaminoP-simili ). Riducono inoltre la liberazione di agenti proinfiammatori, stimolano la biosintesi di collagene e mucopolisaccaridi, la reticolazione delle fibrille di collagene nel connettivo, abbassando così la permeabilità e la fragilità dei capillari. Sono in grado anche di proteggere le pareti vasali dai danni indotti da un’alimentazione iperlipidica.

– Ernesto Gentile –

 

Evergreen del design: SEDIE EAMES

Ci sono oggetti di design che riempiono le riviste, sono oggetti ammirati e tanto desiderati ma spesso si ignora chi sia l’inventore!
Non si immagina quanto in realtà siano antichi quei design così attuali.

Si tratta di intramontabili icone del design che oggi influenzano il mercato e che in molti sognano. Pur non conoscendo il nome dell’oggetto o chi l’abbia inventato, sicuramente lo si individua a prima vista.

Sono arredi che vivono al di fuori del tempo, sono per questo i più imitati e desiderati classici tuttavia sempre attuali.

I designer e gli architetti di questi pezzi d’arredo immortali hanno segnato la storia del design, cambiando per sempre alcuni aspetti dell’abitare: dall’estetica alla funzionalità fino alla fruizione degli spazi.

Sicuramente sarà capitato di vedere sul web, in qualche rivista di arredamento o nelle vetrine le graziose sedie colorate in plastica. Infatti si tratta di uno dei pezzi d’arredo più desiderati degli ultimi anni. Ma quanti sanno che i primi modelli furono prodotti negli anni ’50? Siamo di fronte a un evergreen del design.


Le sedie Eames prendono il nome dai loro designers: Charles & Ray Eames, marito e moglie, due dei principali innovatori nei campi dell’architettura, del design e delle arti nel dopoguerra americano


Le Eames Plastic Chairs sono versioni rinnovate della leggendaria Fiberglass Chair apparsa sul mercato nel 1950.

L’originale, che debuttò al concorso “Low-Cost Furniture Design” organizzato dal MoMA, risponde all’urgente bisogno nel periodo del dopoguerra di edilizia low cost e arredi adattabili alle più piccole unità immobiliari.

La sedia è frutto di un’alta sfida tecnologica: realizzare la primissima sedia in materiale sintetico con procedimento industriale. La difficoltà principale fu nel modellare e rendere malleabile la scocca plastica: una sfida divenuta realtà dal 1950.

Le Eames Plastic Chairs furono realizzate usando macchinari di ultima generazione come la forgia idraulica per le costruzioni navali prodotta da Zenith Plastics. Il suo materiale invece fu sviluppato dall’Esercito degli Stati Uniti durante la prima Guerra Mondiale.


Il loro motto “Do more with less”, sembra avvicinarsi foneticamente al più noto “less is more” di Mies Van der Rohe, ma racchiude un messaggio differente nonché linea guida ed esempio per il design di tutto il mondo


Mettendo al primo posto nel loro processo creativo le esigenze della società, i coniugi hanno dato espressione ai movimenti sociali dellʼAmerica del dopoguerra realizzando opere accessibili a tutti. Opere quindi realizzate in materiali e linee semplici capaci di facilitare la vita degli americani e accompagnare la Nazione nella ripresa.

I coniugi Eames scoprirono che l’uso della plastica nel design ha molti vantaggi: piacevoli qualità tattili, malleabilità e forza statica combinate con un alto grado di flessibilità. E, grazie alla produzione in serie, anche la possibilità di raggiungere l’obiettivo di realizzare mobili low-cost.

Il motto descrive il loro scopo principale come designers: ottenere il più possibile per un grande numero di persone spendendo il minimo. Di tutti i loro progetti, le Plastic Chairs si avvicinano maggiormente a realizzare questo ideale.


Le sedie Eames Plastic hanno introdotto una nuova tipologia d’arredo ispirando molte generazioni successive: la sedia polifunzionale e personalizzabile il cui guscio può essere unito con una varietà basi per servire a scopi diversi col vantaggio di adattarsi a ogni ambiente, dando allo stesso tempo un colpo di classe


Nell‘attuale versione la scocca, modellata sul corpo umano, è realizzata in polipropilene ed è non solo comoda ed esteticamente valida ma anche estremamente robusta.

Inizialmente la sedia era disponibile in tre colori, la tavolozza di colori fu espansa più tardi. Successivamente anche più modelli furono prodotti. C’è la sedia da tavolo e la poltroncina con braccioli, ci sono le gambe in legno o in ferro della cosiddetta base Torre Eiffel, un intricato disegno in filo d’acciaio di grande eleganza e c’è persino la versione sedia a dondolo. Con la loro linea minimale, le scocche colorate e le varietà del basamento, le Eames Plastic Chairs si adattano perfettamente in ogni soluzione d’arredo.

Ad oggi la sedia è ancora prodotta da Vitra che, essendo tra le prime aziende al mondo che hanno puntato sul design, ha acquistato i diritti delle opere di questa straordinaria coppia di designers.


La collezione di sedute Eames Plastic Chair è un evergreen, un’intramontabile icona che ancora emoziona e attira anche chi non è appassionato di design


Questo le ha rese modello d’ispirazione e dunque molto imitate. Diversi marchi d’arredamento le propongono in versioni simili in modo da accontentare una clientela quanto mai vasta per gusti e risorse.

Matera Arredamenti propone la sedia Karol della Colombini, con seduta in polipropilene bianco e gambe in natural wood.

Sedia Karol (Colombini)

Presso lo show room di Laterza basterà poco per avvicinarsi alla creazione di Charles e Ray Eames, combinazione alchemica di bellezza e di scopo, giungendo ad un compromesso tra design, qualità e disponibilità economiche.

– Arch. Alessandra Marsico per Matera Arredamenti –

 

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Noi con Voi, Voi con Noi!

“Noi con Voi” è il mantra che ormai fa parte delle nostre giornate e ci accompagna in tutte le attività della nostra azienda. Un processo che parte dal momento in cui scegliamo i prodotti da offrire ai nostri clienti, al momento in cui gli stessi ne usufruiscono.


Al “Noi con Noi”, però, ci viene da aggiungere un giusto, sincero e necessario “Voi con Noi!”


Sì, perché siete Voi a sceglierci quasi quotidianamente, ringraziandoci. Siete Voi che partecipate alle nostre iniziative in sostegno della nostra Terra e del nostro Territorio. 

E questo “Voi con Noi” lo sentiamo ancora più forte, da quando, noi, della Matera Arredamenti e Ricerca e Formazione, abbiamo iniziato a collaborare con gli Istituti Scolastici locali, a confrontarci con i più piccoli e loro insegnanti, fondamentali “compagni di viaggio” per il futuro della nostra Società. 

Proprio da questo concetto nasce la nostra idea di collaborazione con le Scuole, mirata a offrire spunti di riflessione sulla “formazione”, in senso più ampio, attraverso anche i contenuti del mio libro La Cassetta degli Attrezzi, giunto alla sua terza edizione e dato in dono, con mio sommo piacere, a tutti i docenti delle Scuole laertine.

La cassetta degli attrezzi di Giovanni Matera

A questo proposito, rivolgo il mio più caloroso ringraziamento ai Dirigenti Scolastici e a tutti i Docenti, che hanno accolto con favore questa nostra iniziativa, ma soprattutto ai giovanissimi studenti i quali hanno profuso tanto impegno su argomenti, per loro del tutto sconosciuti, come la “Formazione” e il “Marketing”.  

 

Con profonda riconoscenza,
Giovanni Matera

Gravina di Laterza: Incontro al vertice della memoria storica laertina

Qualche giorno fa sono stato il felice tramite di un incontro a sorpresa tra due vecchi leoni nostrani: Cosimo Pietracito, mio zio, un pimpante novantunenne residente al nord per motivi di lavoro, e il nostro mitico Giuseppe Perrone, vero guardiano della nostra Gravina e memoria storica di Laterza.

I due, visibilmente commossi dal rivedersi dopo tanti anni, hanno preso a raccontarsi storie del passato vissute prevalentemente in Gravina, la fonte di sostentamento per gran parte della popolazione laertina di un tempo.


Lì, da ragazzi, ci portavano pecore e capre a pascolare e ne combinavano più di Bertoldo!


Si raccoglieva la legna, sia per uso privato sia per alimentare i già tanti forni di allora che cuocevano l’ormai famoso Pane nostro; e quando era brutto tempo, tutti erano tranquilli perché sapevano di essere salvi da inondazioni, grazie sempre alla nostra Gravina.

Guardare i loro occhi, ascoltare le loro parole è stata un’emozione unica per me: mi è sembrato davvero di toccare per mano il passato, sentire più vicino le nostre origini. Ho pensato che sarebbe bello raccogliere le loro storie, i ricordi di questi due vecchi ragazzi e imprimerli in un libro per i posteri.

Alla prossima, caro zio, con altre storie, altri ricordi… magari davanti a un bel piatto di Callaredda, preparato dallo stesso Giuseppe, e un buon bicchiere di primitivo.

Con affetto,
Giovanni Matera

24^ Ciclopasseggiata “Maria Fortunato” 2018

24^ Ciclopasseggiata “Maria Fortunato” Ventiquattro anni di sport, ventiquattro anni di impegno, ventiquattro anni di solidarietà! Tutti in bici a Laterza domenica 17 giugno per la consueta ciclopasseggiata di beneficenza “Maria Fortunato’’ organizzata dalla locale associazione “La Luce Onlus’’.


Circa 250 i partecipanti all’evento sponsorizzato dalla Matera Arredamenti, con il sostegno di numerose imprese legate al territorio laertino


Una lunga carovana di bici ha invaso il paese della provincia ionica sin dalle prime ore del mattino. Ciclisti amatoriali e non di tutte le età, hanno poi percorso le principali vie cittadine, facendo tappa presso la vicina pineta Scivolizzo per un gradito ristoro a base di prodotti tipici.

In occasione della ciclopasseggiata, è stato anche inaugurato il nuovo defibrillatore, posizionato proprio all’ingresso del polmone verde di Laterza, sempre utilizzabile in caso di necessità.

Saluto finale a mezzogiorno in Piazza Plebiscito, consegna di riconoscimenti agli sponsor dell’iniziativa e ad alcuni partecipanti, tra cui il ciclista più giovane e il più anziano, oltre che al miglior gruppo. A seguire, l’estrazione di un premio, consistente in una bici.

– Miki Marchionna –

Consigli in cucina: Prima pulite meglio è!

“Consigli in cucina”, la rubrica che la Matera Arredamenti ha dedicato alla manutenzione delle nostre cucine. Consigli, trucchi e info utili per vedere le nostre cucine, cucine per la vita!

E’ consigliabile effettuare la pulizia di qualunque parte della cucina con tempestività; lasciare allo sporco il tempo di essiccare può aumentare sensibilmente il rischio di aloni, macchie e danneggiamento delle superfici.


Volgete particolare attenzione ai grassi di cottura e alle sostanze molto colorate come caffè, cola, succo di pomodoro, vino, aceto… 


Rimuovere lo sporco è molto più facile se viene fatto immediatamente dopo l’uso in quanto c’è il rischio che alcuni elementi, una volta essiccati e ossidati dall’ossigeno atmosferico, in particolare i grassi e gli oli di cottura, diventino duri e molto aderenti alle superfici della vostra cucina e può venire voglia, per eliminarli, di utilizzare prodotti e utensili abrasivi; questo, ad esclusione delle superfici dove è espressamente consigliato (ad esempio sui blocchi in materiale sintetico), è assolutamente da evitare.

Conversazione con i maratoneti laertini della Nuova Atletica Laterza

Il 14 luglio, Laterza sarà “invasa”dai maratoneti della 10 km. Il paese ora fa parte del circuito provinciale Fidal Ta Grand Prix di corsa in terra ionica. L’over 70 Bongermino è ancora maratoneta internazionale

I Fidippide.
La massima emergenza, cioè la libertà in pericolo, fra i molti gesti di valore nella sua millenaria storia, ha anche quello del messaggero (emerodromo, chi corre per un giorno intero) di nome Fidippide, famoso per aver corso d’un fiato i 42 km Maratona-Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani, un po’ meno per aver percorso in meno di 48 ore i 500 km Atene-Sparta e ritorno per chiedere rinforzi.

Il richiamo alla grecità è doveroso a Laterza, i cui padri si dissero Laertini, per rivendicare le loro origini greche: da Ulisse sì, in una sua fuitina da Calipso, nell’isola calabra Ogigia; ma siccome Ulisse è ad un tempo simpatico e antipatico per essere stato un astuto imbroglione, ecco la scelta tipicamente ulissica: diamoci il nome del placido padre Laerte. La qual cosa, “ca va san dir”, conferma la grecità dei placidi terzaruli.
Una trentina dei quali si sono costituiti in associazione (Nuova Atletica Laterza) e ogni domenica, dopo i quotidiani allenamenti, vanno a correre la maratona, o di 10 km, o di 21, o di 42.
Interessanti, questi maratoneti dei tempi statici, poiché oggi si suole camminare nel cellulare: da ascoltarli nella loro centralissima sede.

L’associazione nacque nel ’95, da 5/7 fondatori, primo presidente Cosimo Papapietro, oggi Lorenzo Tucci, dopo Domenico Mele. Tutti in carriera, quindi dilettanti, atleti nei tempi extralavorativi. In autofinanziamento, con un po’ di sponsor, i più generosi dei quali sono Giovanni Matera, arredamenti, e Giuseppe De Biasi, Reggia dei Tessali. Il loro palmares, o albo d’oro, è zeppo di trofei, coppe sparse nelle due stanze della sede.
La loro anagrafe va dall’over ‘70 Peppino Bongermino, a un diciottenne, a due donne.

Mentore, per restare nella grecità ulisside, cioè guida, è il presidente Lorenzo Tucci: siamo animati tutti da spirito amatoriale, spiega, coltiviamo la massima latina “mens sana in corpore sano”, lo sport infatti, è inclusione, condivisione, partecipazione, senso comunitario, il nostro gareggiare qui e là è turismo allo stato puro: genti, paesaggi, tradizioni, nutriamo il valore dell’amicizia. In sé la nostra maratona è una sfida con se stessi, una palestra dello spirito, il correre, inoltre, è uno sport alla portata di tutti, metafora della vita, qual è il raggiungere una meta con le proprie forze e il proprio impegno. In più la maratona non è uno sport individuale, ma comunitario, sia in quanto associazione, sia in quanto coordinamento e solidarietà durante gli allenamenti e la gara. In più siamo anche ambasciatori del nostro paese. Ne facciamo conoscere i pregi dal vivo.
Ma, riprende Tucci, siamo un’associazione sportiva con tutte le carte in regola: abbiamo il nostro medico, Matteo Iacobellis, i nostri istruttori Fidal abilitati, Alessandro Frigiola e Emanuele Bongermino; e il nostro settore giovanile, ragazzi ai quali trasmettiamo sì lo spirito competitivo, ma come sport e come solidarietà.
Inoltre dice con esitante orgoglio, Tucci, abbiamo raggiunto un importante traguardo: ora Laterza è entrata a far parte del circuito provinciale Fidal Ta Grand Prix di corsa in terra ionica di 10 km. Cioè dopo lunga attesa la nostra associazione sarà parte attiva della Prima gara podistica su strada di 10 km, che si terrà dalle 18,30 del 14 luglio prossimo (Presa della Bastiglia: conquista dei maratoneti laertini con l’inserimento del loro paese nelle gare provinciali). I nostri podisti e quelli provenienti dai comuni limitrofi, spiega Tucci, attraverseranno il paese e il suggestivo centro storico, ammireranno la gravina, l’Oasi Lipu, il Parco urbano, la fontana medioevale; e dopo il turismo del territorio ci sarà il turismo culinario con tutte le leccornie per le quali Laterza è famosa nel suo circondario. La gara sarà patrocinata dal Comune. Il nostro risultato è di aver portato Laterza nei circuiti sportivi. Una citazione va data allo sponsor di questa gara: “MaliziaArredamenti” offrirà a tutti i partecipanti un pacco gara contenente una maglietta tecnica (traspirante per corsa).

A suo modo anche il paese ha vinto la sua battaglia sportiva, culturale e turistica ed ha nella Nuova Atletica i suoi soldati e i suoi Fidippide.
Che sono: Lorenzo Tucci (10 e 21 km), presidente, Giuseppe Bongermino uno dei fondatori ancora in attività nel mondo per i 42 km, e: Lorenzo Acquasanta (10), Pietro Belmonte (42), Alessio Catucci (10 e 21), Michele Clemente (42), Domenico Convertino (10 e 21), Annalisa D’Anversa (10 e 21), Mariangela Di Lena (42), Marco Di Stefano (42), Alessandro Frigiola (42), Giuseppe Matarrese (10 e 21), Francesco Matera (10 e 21), Giovanni Matera (42), Giuseppe Matera, Bonaventura Pacciana (10 e 21), Agostino Perrone (10 e 21), Giovanni Rizzi (10 e 21), Giovanni Rosano (10 e 21), Michele Scarati (10 e 21), Leo Surico (42), Enzo Tria (10 e 21)

– Michel Cristella–

L’Aloe, la pianta dell’immortalità!

 

L’aloe, più nota come Aloe Vera (o Aloe Barbadensis Miller), è una pianta il cui utilizzo risale a tempi antichissimi.

Secondo alcuni reperti ritrovati da un gruppo di archeologi sarebbe stata utilizzata già dalle popolazioni preistoriche e dagli antichi egizi che la usavano per l’imbalsamazione (ecco perché è definita “pianta dell’immortalità”).

L’aloe ha delle foglie lunghe e larghe; sono anche molto carnose in quanto all’interno è presente una sostanza gelatinosa, che è la parte che viene effettivamente utilizzata.


Questo gel è composto principalmente da vitamine, aminoacidi, enzimi, sali minerali e steroli vegetali.


Per sviluppare al meglio queste sostanze l’aloe ha bisogno di crescere con un clima idoneo e, quindi, non in tutti i paesi troviamo un aloe di ottima qualità; uno dei migliori in assoluto cresce in Messico.

Attenzione però alle innumerevoli preparazioni a base di aloe che troviamo in commercio: innanzitutto per avere gli effetti benefici che andremo a vedere l’aloe deve avere una concentrazione alta; inoltre non deve contenere tracce di ” aloina”, una sostanza tossica ,presente nella pianta, che può provocare patologie più o meno gravi a carico dell’intestino.

VEDIAMO ADESSO QUALI SONO I BENEFICI CHE POSSIAMO RICAVARE DA QUESTA PIANTA

Con il gel di aloe vengono prodotti preparati sia per uso cosmetico (creme), sia per uso interno (succhi).

Per quanto riguarda le creme possiamo sicuramente affermare che l’aloe ha un elevato potere antinfiammatorio e, quindi, é adatto in caso di scottature, escoriazioni, prurito e punture di insetto.


È un ottimo cicatrizzante, lenitivo ed emolliente; idrata e rende la pelle più elastica e, di conseguenza, più giovane


Con il succo i benefici sono davvero tanti: innanzitutto l’aloe è un potente disintossicante; pulisce, in sostanza, tutto il percorso che fa da quando lo ingeriamo (stomaco, intestino, reni, etc…) eliminando le tossine che si accumulano nel nostro corpo.

Di conseguenza migliora anche la digestione e aiuta a mantenere sana la flora batterica, grazie anche al fatto che aumenta la funzionalità dei villi intestinali.

Per questo il nostro corpo riesce ad assimilare meglio i nutrienti che ingeriamo, aumentano le nostre difese immunitarie, ci sentiamo più in forma ed energici e, perché no, se ci alimentiamo meglio, riusciamo anche più velocemente a perdere peso.

Abituandoci ad utilizzare l’aloe, dunque, non avremo sicuramente l’immortalità, ma miglioreremo certamente il nostro benessere.

 

Per approfondire questo argomento invito tutti i lettori a lasciare un commento, a contattarmi al numero 320 750 90 52 o a visitare la mia pagina facebook Elvira Grilletti – Membro Indipendente Herbalife.

Elvira Grilletti – Membro Indipendente Herbalife per Matera Arredamenti

Piatti tipici della Cucina Laertina – ‘U Marrẹ / Il Marro

‘U Marrẹ / Breve Storia 

Il Marro è un antico piatto, piuttosto elaborato, che non trova eguali fuori della Puglia. È tipico della Murgia e proviene anch’esso dai pastori dell‟Arcadia (Grecia). È un grosso involtino (come un arrosto) ottenuto con le interiora (frattaglie) d‟agnello: fegato, cuore, milza, polmone, rognoncini, animelle ecc. tagliati a pezzetti e conditi con prezzemolo, formaggio, sale e aglio, racchiusi poi nella reticella (o zeppa) e legati con le budella dello stesso animale.


Il Marro, nella tradizione culinaria laertina e dintorni, si preparava proprio i questo periodo di maggio per le ricorrenze festive mariane.


‘U Marrẹ / Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg. Interiora (o frattaglie) di agnello
  • 1 Reticella (o zeppa) larga
  • Budelle
  • 150gr. Formaggio pecorino grattugiato
  • 2 spicchi d‟Aglio
  • Prezzemolo e sale q. b.
  • Peperoncino

‘U Marrẹ / Preparazione

  1. Lavate bene con acqua corrente tutte le interiora (frattaglie) dell‟agnello e riducetele in striscioline, incidendo su di esse delle tacche regolari con il coltello, senza romperle.

  2. Tritate aglio, prezzemolo e peperoncino, con aggiunta di pecorino grattugiato e sale, quanto basta, e mescolate tutto fino a ottenere un amalgama uniforme.

  3. Disponete il preparato nella zeppa e avvolgetelo come un grosso salame; quindi legatelo stretto con più giri di budella intorno, infilatelo a uno spiedo e cucinatelo o in un forno a legna o sulla brace. 

 

‘U Marrẹ o furnẹ / Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg. Interiora di Agnello (frattaglie)
  • 1 Reticella (o zeppa) larga
  • Budelle
  • 500 gr. di Patate
  • 500 gr. di Funghi cardoncelli
  • 250 gr. di Lampascioni (cipolle selvatiche)
  • 150gr. Formaggio pecorino grattugiato
  • 2 spicchi d‟Aglio
  • Prezzemolo e sale q. b.
  • Peperoncino

 

‘U Marrẹ o furnẹ / Preparazione

  1. Dopo aver preparato il Marro (come da ricetta nella pagina precedente), pelate le patate e i lampascioni, pulite bene i funghi (senza lavarli) e affettate tutto a spicchi d’arancia.
  2. Mescolate tutti gli ingredienti e disponeteli in una terrina, adagiandovi sopra il marro, e mettetela nel forno a fiamma moderata.
  3. Abbiate cura, di tanto in tanto, di girare soltanto il Marro fino a quando non raggiunge una perfetta doratura: segno che anche tutto il resto è pronto da servire in tavola.

 

‘U Marrẹ / Aneddoto

C’è una piccola leggenda laertina di fine ‘800 secondo cui un uomo, gran bevitore, il quale il 21 di maggio (giorno dopo i grandi festeggiamenti in onore della Madonna Mater Domini, patrona di Laterza) si reca a ritirare dal forno pubblico (dove si cuoceva il pane) una grossa teglia di Marro con le patate – preparata la sera prima da sua moglie e da se medesimo – che sarebbe stato il pranzo per l’intera famiglia che lo aspettava con l’acquolina in bocca.

Il nostro beone, invece di tornare a casa con la teglia del marro, pensò “bene” di andarsene alla sua cantina, dove mangiò buona parte del pasto, destinato ai suoi otto figli e alla moglie, e diede fondo netto a un orcio contenente ben dieci litri di vino primitivo.

Lo ritrovarono a tarda sera, disteso sul pavimento della sua cantina, ronfava rumorosamente con il volto paonazzo ma con un’espressione pacifica e goduriosa, mentre l’intera famiglia era rimasta digiuna e furibonda.

 

– Nunzio Tria –

 

Alla prossima ricetta con Nunzio Tria e Giovanni Matera!